Buongiorno, lettori! É con immensa gioia che, per di piú da abruzzese come lei, vi informo che la Overlook Production con sede a Roma, ha acquistato i diritti de "L'Arminuta', il romanzo di Donatella Di Pietrantonio, che lo scorso 9 settembre ha vinto il Premio Campiello!
'L'Arminuta' diventerà cosí un film, la cui sceneggiatura, a cui parteciperá la stessa Di Pietrantonio, é stata affidata a Monica Zapelli, vincitrice del David di Donatello e del Nastro d'Argento con 'I cento passi' di Marco Tullio Giordana, nel 2001. La regia é stata invece affidata a Giuseppe Bonito, il cui film d'esordio come regista é stato 'Pulce non c'é', nel 2012. É stato candidato anche per il Nastro d'argento al miglior regista esordiente'.
[Per questa notizia ringrazio la stessa persona che mi aveva consigliato di creare questo blog: perché scoperta grazie al suo articolo al riguardo! Le foto invece le ho fatte ad aprile scorso, durante la presentazione alla libreria Giunti di un centro commerciale qui vicino]
L'ambientazione del romanzo é l'Abruzzo degli Anni '70, ma come dice la Di Pietrantonio stessa, potrebbe essere l'ambientazione di un paese qualsiasi di quegli anni; molti sono i termini ripresi dal nostro dialetto abruzzese, a partire dal titolo stesso che sintetizza la storia: "L'Arminuta" significa "la ritornata". Perché la protagonista, L'Arminuta, appunto, si ritrova a vivere il trauma di una preadolescente che viene a sapere che quella che ha sempre considerato essere la sua famiglia, in realtà non lo é. Crollano cosí tutti i suoi punti di riferimento. É costretta a far ritorno alla famiglia d'origine, in un paese della provincia, all'interno, mentre lei fino ad allora aveva vissuto in città; si tratta di un ritorno in un mondo completamente diverso dal suo, perché lí si comportano in maniera diversa, parlano un'altra lingua: lei proviene dalla costa e parla italiano, per cui si trova davanti ad una barriera linguistica che non comprende e che le riporta addosso contenuti bruti.
É disorientata rispetto alla sua identità perché non sa piú a chi appartiene, ma trova comunque la forza per dire a se stessa: "io esisto". In particolare, nella scena del suo compleanno in cui si ritrova sola a festeggiare, guardando la fiammella della candelina si rende conto che anche dentro di lei la fiammella é ancora accesa. Continua poi a conservare l'immagine di una madre buona che l'ha restituita solo perché malata; ed é questa costruzione che ha creato della madre che la fa sopravvivere: cosí facendo puó mantenere viva la speranza.
C'é poi un'opposizione tra genitori biologici e genitori adottivi: viene da una famiglia agiata e si ritrova dall'oggi al domani in una realtà senza controllo e sbattuta in una vita vera; non ha piú il filtro dell'infanzia ma vive tutto attraverso i propri sensi ed esposta a qualsiasi cosa, come per esempio alla violenza del padre o ai fratelli selvatici.
Con la sorella Adriana vive un'empatia come tra due disperate, si incontrano subito nella prima pagina. Adriana é l'unica femmina in mezzo a tanti maschi abbastanza violenti. Per cui quando arriva L'Arminuta, é un riconoscersi immediato. Il loro legame diventerà un sostegno reciproco. Adriana vede in lei ció che avrebbe potuto essere, se fosse vissuta dove é vissuta L'Arminuta: allo stesso modo, L'Arminuta pensa altrettanto guardando lei.
Per quanto riguarda la scelta del nome, L'Arminuta, l'autrice ha preferito non distrarre il lettore dalla sua condizione cosí ben riassunta dal suo soprannome: per lei il nome non avrebbe detto nulla sulla sua identità, perché quello é il fulcro, non ha identità.
In questo romanzo c'é la sfida di conciliare i due mondi da cui viene la protagonista, di trovare la sintesi tra i due mondi cosí diversi tra loro. É un omaggio alle nostre radici (per esempio per la figura della guaritrice).
Si tratta di un romanzo prorompente in cui si trovano quindi tanti temi e che lascia al lettore diverse domande da trovare. Ed é questo il ruolo di uno scrittore per Donatella Di Pietrantonio, non quello di dare certezze. Perché, come lei sostiene: una risposta che ti lascia un'altra domanda, ti permette di continuare.
Il romanzo edito da Einaudi, ha venduto piú di 170.000 copie ed é in fase di traduzione in piú di 14 lingue. Ora non ci resta che attendere il film.
Mia sorella. Come un fiore improbabile, cresciuto su un piccolo grumo di terra attaccato alla roccia. Da lei ho appreso la resistenza. Ora ci somigliano meno nei tratti, ma é lo stesso il senso che troviamo in questo essere gettate nel mondo. Nella complicità siamo salvate.
Oggi davvero ignoro che luogo sia una madre. Mi manca come puó mancare la salute, un riparo, una certezza. É un vuoto persistente, che conosco ma non supero. Gira la testa a guardarci dentro. Un paesaggio desolato che di notte toglie il sonno e fabbrica incubi nel poco che lascia. La sola madre che non ho mai perduto é quella delle mie paure.


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